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progetti: Klikor Ikon
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Luciano
registra i canti dei tessitori, intanto
il mio secondo ordito viene preparato nella corte antistante al museo,
come il primo. Faccio qualche calcolo, ma comunque il lavoro viene impostato
da Robert, che l'indomani viene di buon ora a inserire i fili dell'ordito
di pelo fra quelli del fondo. Quando tesserò all'aperto, la prossima
estate, farò un progetto tutto mio, dall'inizio alla fine. Per
ora seguo docilmente le indicazioni dei miei istruttori.
Vorrei iniziare subito ad usare la spatola per arricchire il lavoro
con delle trame supplementari, e creare delle bordature ai lati del
pezzo da donna che mi appersto a fare - Un pezzo da donna consta di
una decina di strisce lunghe un paio di metri, cucite fra loro -
Attorno a me è il caos: i tessitori sono impegnati dal progetto
enciclodedico, Luciano scrive i dati sul computer, qualcuno segna via
via i nomi delle figure broccate e quello dei vari tessitori. Nessuno
sembra disponibile per mostrarmi come si fanno quei bordi, quindi mi
metto a guardare come lavorano i tessitori e inizio a tessere con una
sola navetta.
Guardo il campione del museo, per capire come farlo, e poi, il secondo
giorno timidamente comincio a fare qualche prova.
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Dopo
qualche tentativo riesco, capisco che devo creare due liccetti per selezionare
i fili a gruppi di dodici. Nel frattempo qualcuno mi vede e mi da qualche
consiglio, così il lavoro migliora e procedo più rapidamente.
Per tutto il resto della giornata e quella successiva lavoro in questo
modo, poi decido che voglio tentare a broccare qualche semplice figura.
Creo una selezione di fili che fisso con uno spaghetto oltre ai licci
e comincio le mie prove: inizio con la figura più rudimentale,
un quadratino. Il risultato è deludente ma non demordo, fortunatamente
dopo poco arriva in mio soccorso uno dei più giovani fra i nostri
assistenti, Oscar Azameti, un diciassettenne pieno di vitalità
e di simpatia. Mi spiega come si inserisce la spatola e si contano i
fili per ottenere delle figure. Finalmente raggiungo i miei scopi!
Qui a lato sono al telaio mentre tesso il secondo progetto, al
mio fianco due osservatori. Questo pezzo lo ho tessuto interamente io.
Per evitare che i bambini pasticciassero con il telaio avevo preso l'abitudine
di staccare la spola per portarla con me. Nessuno è testardo
come un ragazzino africano... I ragazzi più grandi hanno rispettato
il mio desiderio di 'fare da sola', ma non hanno negato consigli ed
attenzioni. |
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Dopo
un'altra giornata o due il lavoro è terminato e decido di giuntare
le strisce a mano, utilizzando un punto che avevo visto in alcuni reperti
antichi. Ho cominciato una mattina, in modo un po' approssimativo, cercando
di ricostruire la tecnica.
Attorno a me il solito via va di tessitori e bambini.
"Così i tessitori cucivano le strisce ai tempi di mio padre,
quando ancora non c'erano le macchine per cucire. Non c'erano neppure
i mezzi a motore per andare a Keta (il principale mercato dei tessuti,
fino ad una trentina fa) e si andava a piedi
era una vita dura!",
mi viene detto.
Presto mi rendo conto che ciò che io ritenevo un valore, un bel
lavoro, ben fatto e rifinito, era visto come un'inutile perdita di tempo!
Cucendo a mano sembrava addirittura che volessi negare una commissione
di lavoro al sarto. Un lavoro per il quale avrei speso 2-3 euro e che
invece mi ha impegnato per un paio di giorni, durante i quali ho fatto
errori ed ho avuto vari ripensamenti. Eccomi che cucio le strisce,
Il lavoro iniziato a Klikor è proseguito ad Accra, nello spendido
giardino della residenza dell'ambasciata d'Italia. |
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Certo
il tessuto in se è ben strano
un po' liscio, un po' a fasce
e poi broccato qui e la, senza tener conto dell'aspetto finale
ma visto il modo in cui è stato fatto, a piccole conquiste successive,
come può essere altrimenti?
L'ultimo
giorno di permanenza a Klikor è stato frenetico: Luciano aveva
messo in mostra il grande lavoro collettivo, molte persone erano state
invitate ad una festa di addio. Anche lo stesso re del villaggio.
era presente. Durante la cerimonia finale ci ha regalato due strisce
tratte da un suo nutzuvo, ( tessuto da uomo), nella foto in basso
ho nella mano sinistra ho il mio attestato di frequenza.
Si sono scambiati dei doni e la collezione Afevo è stata ufficialmente
affidata al Museo. Il progetto di raccolta e catalogazione è
stato spiegato ai presenti, non molto avvezzi all'idea di raccogliere
oggetti per conservarli!
Infatti ogni oggetto raccolto nel museo è usato ogni volta
che si presenta l'occasione, per suonarci o per fare delle rappresentazioni. |
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Inoltre,
ho notato che l'idea di fare un imparaticcio, dei campioni di prova è
estranea alla mentalità africana: tessere è un'attività
seria, non ci si mette a telaio tanto per fare delle prove. Si lavora
con un progetto stabilito. Eventualmente vengono fatti dei tentativi nei
i dieci venti centimetri di avvio che poi vengono tagliati e serbati,
a mo di campionario da presentare ai clienti. In Africa la fase ideativa
e quella esecutiva sono completamente integrate. Si tramandano dei gesti,
non dei risultati. Nonostante alcuni momenti d'incomprensione e di frustrazione
sono sempre stata certa che stavo vivendo un'esperienza irripetibile,
e che i miei maestri mi stavano insegnando più che una semplice
tecnica, un modo di vivere la tessitura.
Non mi hanno solo insegnato a fare delle stoffe, mi hanno mostrato
come essere una tessitrice |
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